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15 POST PER RICORDARE PADRE PINO PUGLISI

Dal 1 al 15 settembre 2013, data del ventennale dell'omicidio di don Giuseppe Puglisi, il giornalista Francesco Deliziosi ha scritto, per delinearne la figura, un post al giorno sulla pagina facebook "Beato Giuseppe Puglisi".
Ne è venuto fuori un ritratto a tutto tondo, partendo dall'ispirazione evangelica, dalla scelta di povertà francescana, per poi passare al metodo educativo del parroco-martire, alle vicende di Brancaccio e al percorso della causa di beatificazione. Analizzando anche l'importanza storica del riconoscimento del martirio.
Riproduciamo qui i 15 post, ognuno dei quali è seguito da un link di approfondimento (con video, interviste, analisi). Con il quindicesimo post c'è un prezioso file audio con la registrazione originale della voce del sacerdote che pronuncia la sua frase più famosa: "E se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto".
Tutte le riflessioni e i pensieri del Beato, riferiti nei 15 post, sono tratti dal volume di Francesco Deliziosi "Pino Puglisi – il prete che fece tremare la mafia con un sorriso" (Rizzoli).

Post n.1 pubblicato su FB Domenica 1 Settembre. La capacità d'ascolto

Comincia il mese che ci porta il ventennale del sacrificio di padre Puglisi. Oggi voglio ricordare la sua capacità di ascolto, simboleggiata dalle sue grandi orecchie a sventola che vedete in tutte le foto. Con questa capacità di ascolto (e dialogo) affascinò intere generazioni di studenti. Costruendo rapporti personali fortissimi, riuscì a stare accanto anche a giovani con problemi di depressione.
Tra le tante testimonianze che ho raccolto anche quella di una ragazza salvata dal suicidio.

3P le ripeteva continuamente: "Pensaci...per me sei importante".
Ne faccio cenno anche in questo bel servizio andato in onda su Tv2000 (la tv dei vescovi italiani) e ora anche presente su youtube .

Per uscire dalla depressione e dall'isolamento il sacerdote proponeva anche una sorta di terapia di gruppo. Infatti, davanti ai suoi ragazzi, nei campi scuola, padre Pino trovava parole di esaltazione per lo stare insieme.

Ecco un suo pensiero:
"L'amicizia fa toccare in qualche modo il nucleo centrale di se stessi, aiuta anche a dare una risposta alle eterne domande: da dove veniamo? Dove andiamo?
L'amico è infatti colui che fa intravedere la meta e permette di fare insieme un pezzo di cammino.
L'amicizia è il terreno su cui il giovane può edificare la propria personalità
".

Buona domenica!

Post n.2 pubblicato su FB Lunedì 2 Settembre. La scelta di povertà di padre Pino

Dopo aver parlato di ascolto, oggi voglio approfondire la scelta di povertà di padre Pino.
Un tema tornato d'attualità, all'interno del clero, dopo che Papa Francesco ha detto di volere "una Chiesa povera e per i poveri".

3P non aveva conto in banca, viveva in una casa popolare in affitto piena solo di libri, aveva una Fiat Uno comprata al mercato dell'usato. Il suo stipendio di insegnante serviva a pagare il mutuo che era stato acceso per acquistare la palazzina del centro Padre Nostro. Ciò che rimaneva era diviso per i mille bisogni dei suoi parrocchiani.

La sua era una scelta di povertà vissuta con consapevolezza francescana e non ostentata ma evidente a tutti.
Il suo frigorifero era sempre vuoto. Ma la Provvidenza si manifestava sempre sotto forma di un piatto caldo offerto da un vicino di casa o ...da una coppia di amici.
Allo stesso modo invitava tutti a pensare, ad accogliere, gli ultimi della società. Ma ultimi non soltanto per quantità di denaro.

Ecco una sua riflessione:
"Ciascuno può avere i suoi poveri a cui andare incontro, i suoi anziani, i suoi emarginati. Oggi non sono soltanto poveri quelli che non hanno denaro, ma talvolta sono più poveri quelli che non hanno chi stia accanto a loro, che non hanno amici, che sono soli, quelli che cercano consolazioni che poi non trovano e cercano di colmare la loro solitudine attraverso la droga, l'alcol e altre forme di dipendenza".

In questo filmato, tratto da una intervista per la trasmissione di Raiuno "A sua immagine" una riflessione su padre Puglisi "morto con le scarpe rotte".
Non solo una scelta di povertà, ma anche di tempo donato agli altri.
Padre Puglisi, che era figlio di un calzolaio, avrebbe potuto ripararsi da sé le suole bucate: ma preferiva dedicare il suo poco tempo ad aiutare il prossimo.

Vedi il filmato su youtube 

Post n.3 pubblicato su FB Martedì 3 Settembre. La scelta di condivisione con i poveri

In queste riflessioni quotidiane, aspettando il 15 settembre, oggi torniamo a parlare della sceltà di povertà di padre Puglisi, che si era andata rafforzando soprattutto dopo il contatto col movimento francescano Presenza del Vangelo durante gli anni Settanta.

Più che di povertà, parlerei comunque di scelta di condivisione.
Si tratta infatti per 3P di un altro aspetto della sua convinzione espressa dalla famosa frase: "E se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto".

Di fronte agli squilibri sociali, se ognuno di noi condividesse qualcosa con i poveri, allora...
Riporto un pensiero di padre Puglisi che è illuminante e che mostra anche come 3P fosse sempre pronto ad accettare anche i suggerimenti degli amici.
Raccontava infatti:
"Prima dei pasti, io recitavo la preghiera: benedici, Signore, noi e il cibo che stiamo per prendere e danne anche a coloro che non ne hanno.
Qualcuno mi ha detto: non ti pare che sia uno scaricare le tue responsabilità?
Recentemente ho cercato di cambiare dicendo: Signore, fa' che condividiamo il cibo con i fratelli che non ne hanno
".

Nel mio volume ho inserito anche le trascrizioni delle relazioni di padre Puglisi durante i campi scuola. Alcune di queste sono riflessioni sulle beatitudini evangeliche, definite "i nuovi comandamenti". E, a proposito di "beati i poveri", 3P dice:
"Il denaro? Il potere? Gesù invita ad avere fiducia in valori diversi. I poveri non pongono la loro fiducia nei beni della terra. E infatti solo se il bene supremo è Dio, si saprà condividere il resto con gli altri.
Gesù ha detto: cercate innanzitutto il regno di Dio e la sua giustizia e le altre cose vi saranno date in più
".

Proprio dalla povertà parte questo articolo su "Il Tempo", quotidiano di Roma:
Leggi l'articolo 

Post n.4 pubblicato su FB Mercoledì 4 Settembre. Don Pino, i soldi e il potere

Continuando queste riflessioni quotidiane sull'insegnamento di padre Puglisi, mi piace riprendere un suo pensiero su ricchi e poveri.
Chi di noi non ha mai pensato che i soldi (o il potere) diano la felicità?
Ecco che 3P (in una delle relazioni dei campi scuola) subito obiettava:
"Ci accorgiamo, però, che proprio queste persone che hanno moltissimo, che hanno ricchezza, che hanno successo, sono gli uomini piu' vuoti, quelli piu' preoccupati, quelli che hanno meno serenità.
Spesso, proprio fra di loro sono frequenti i suicidi. Diverse volte è risultato nelle statistiche che proprio nei paesi piu' ricchi, proprio là dove c'è piu' benessere, c'è il piu' alto numero dei morti suicidi.
Forse in tale contesto è sbagliato usare la parola benessere, anzi bene-essere col trattino.
Si potrebbe dire solo bene-avere, perché spesso anche se si ha di piu' non per questo si sta meglio
".

E, a proposito di soldi, in quest'altro brano dell'intervista per la trasmissione "A sua immagine" di Raiuno, ecco ricostruita la raccolta di offerte che padre Puglisi fece per acquistare il centro Padre Nostro ma stando ben attento a trasparenza e legalità.
Vedi il filmato su youtube 

Post n.5 pubblicato su FB Giovedì 5 Settembre. Brancaccio, i primi "no" alla mafia

Nei precedenti post abbiamo visto come padre Puglisi si rese subito credibile agli occhi della gente di Brancaccio con la sua scelta di povertà francescana non sbandierata, ma vissuta con convinzione evangelica.
Nella consapevolezza che i veri valori cristiani non sono quelli del potere e del denaro, che invece la mafia imponeva con la violenza nel quartiere.

Con coerenza il nuovo parroco mise alla porta gli organizzatori di feste pseudo-religiose che costavano decine di milioni di lire ("Qui la gente muore di fame e queste vostre idee non c'entrano nulla con la religione").

Stesso destino per i politici che utilizzavano la parrocchia come grancassa elettorale ("Con quale faccia vi presentate qui dopo quello che avete fatto a questo quartiere dove non c'è niente per i bisogni delle persone...?": così li apostrofò una volta).

Santità e legalità vanno quindi di pari passo.
In varie registrazioni padre Puglisi parla anche del vento di Tangentopoli (1992) e si dice lieto che finalmente "i magistrati hanno cominciato a fare pulizia anche a Palermo".
Sulle inchieste usa questa efficace metafora:
di fronte ai numerosi arresti sembra "come quando si spolvera un tappeto vecchio. Più lo batti e più esce polvere. Tanta polvere che ti sembra che non ti debba rimanere più nulla in mano"...

Santità e legalità vanno insieme, se vogliamo costruire una nuova Sicilia.
E per questo vale anche la pena rischiare la vita.

In questo video lo sostiene il pm Laura Vaccaro, impegnata nel mondo cattolico e che è stata anche coinvolta nelle manifestazioni di preparazione alla cerimonia di beatificazione di 3P.
Di recente ha subito nuove pesanti minacce mafiose e vive scortata.
Ecco il suo pensiero in questo servizio tv:
Vedi il filmato su youtube 

Post n.6 pubblicato su FB Venerdì 6 Settembre. Il metodo: l'accoglienza è la prima fase

Con il post di oggi entriamo nel cuore del carisma di educatore di padre Puglisi. Si può individuare un metodo in tre fasi: l'ascolto, l'esperienza di vita comunitaria (i campi scuola), la scelta vocazionale.

Sull'ascolto sappiamo che 3P, con molta autoironia, scherzava sulle sue grandi orecchie a sventola: "Servono - diceva ai ragazzi - ad ascoltarvi meglio...".
E certamente nessuno può dire di essere stato liquidato frettolosamente da padre Puglisi. Per ognuno aveva il suo momento di accoglienza tenera e fraterna.
Anche i famosi ritardi di 3P alla fine non hanno mai causato soverchie proteste.
Tutti ne eravamo vittime, ma al contempo tutti ne eravamo stati anche i colpevoli. Perché nell'incontro a tu per tu, padre Puglisi non guardava mai l'orologio. Uno dei suoi quadretti preferiti era un orologio senza lancette e la scritta "Per Cristo a tempo pieno".
Occorre anche dire che in questa prima fase dell'ascolto, 3P seppe affinare il suo carisma con studi e approfondimenti importanti.
Tra i pensatori che aveva meditato vanno almeno citati Viktor Frankl, il padre della logoterapia, e Carl Rogers, il creatore della teoria dell'empatia e, in campo psicanalitico, della "terapia centrata sul cliente".
L'empatia è appunto la capacità dello psichiatra di entrare in contatto profondo con l'animo del paziente e viverne insieme con lui ansie e momenti positivi in un rapporto paritario, non creando un dislivello ("one up, one down").
Ecco, padre Puglisi ascoltava sempre, se necessario per ore o giorni. Ma il suo non era mai un atteggiamento freddo, distaccato. Se eri triste, era triste con te; se eri allegro, gioiva per le tue emozioni positive.

In questo link l'audio della trasmissione di Radiouno "La bellezza contro le mafie" in una puntata dedicata (nella seconda parte, dal minuto 10 e 40 secondi) a don Pino
Ascolta la trasmissione 

Post n.7 pubblicato su FB Sabato 7 settembre. La seconda fase: la vita comunitaria

Il post di oggi dedicato a padre Puglisi prosegue il percorso nel suo metodo iniziato ieri con la prima fase, quella dell'ascolto.

Quando 3P vedeva accendersi nei ragazzi una scintilla, un desiderio di andare oltre il periodo iniziale di ansia o solitudine, proponeva una serie di incontri comunitari, ai quali potevano ...anche aggiungersi giovani segnalati dalle parrocchie o dagli insegnanti di scuole superiori.
Questa fase copre gli anni della sua attività dal 1983 (dopo la mostra vocazionale a Palazzo Arcivescovile) fino agli inizi degli anni Novanta.
Il campo-base era intitolato "Sì, ma verso dove?", uno slogan del Centro nazionale vocazionale che padre Puglisi aveva fatto suo.
Ecco una sua riflessione:
"Verso dove vogliamo che vada la nostra vita?
A che serve, se sbagliamo direzione? Venti, sessanta, cento anni, la vita ...Ciò che importa è incontrare Cristo, vivere come lui, annunciare il suo amore che salva.
Portare speranza e non dimenticare che tutti, ciascuno al proprio posto, anche pagando di persona, siamo i costruttori di un mondo nuovo
".

Il taglio esistenziale di questa iniziativa era evidente: ogni giovane era chiamato a discernere la propria "vocazione", il carisma che ci distingue uno dall'altro ed è il segno dello Spirito Santo in noi.
Ma tutto ciò avveniva con naturalezza, senza bigottismo, attraverso uno spirito comunitario di condivisione e nell'ottica del servizio.
Padre Puglisi aveva sulle spalle gran parte del peso organizzativo e teneva molte delle relazioni. Ma era pronto anche ad assumersi i servizi più umili, dallo sparecchiare al lavare i piatti. Così ognuno dei giovani si sentiva coinvolto e si metteva a disposizione del gruppo. Senza indossare "maschere" si creava un clima di sincerità e di ricerca.

Ed ecco il link di oggi: è una trasmissione di Tv2000 andata in onda alla vigilia della beatificazione, il 24 maggio, con collegamenti e racconti in diretta da Brancaccio.
Vedi il filmato 

Post n.8 pubblicato su FB Domenica 8 settembre. La terza fase: capire la propria vocazione

Oggi terzo e ultimo post dedicato al metodo di padre Puglisi dopo quello sull'ascolto (pubblicato venerdì) e quello sulla vita comunitaria (inserito sabato).
Siamo al cuore del carisma di educatore di 3P che dedicò tutti gli anni Ottanta all'incarico di responsabile del Centro diocesano vocazioni (Cdv) a Palermo, diventando poi responsabile per la Sicilia di questi centri e consigliere nazionale del Centro vocazioni italiano.

Nella sua attività padre Puglisi si mosse in perfetta sintonia con il Concilio Vaticano II che ampliò moltissimo il concetto stesso di vocazione.
Non solo esiste la vocazione sacerdotale, ma ogni uomo avverte una propria vocazione che è il particolare carisma che lo Spirito infonde in noi.
E' ciò che il buon senso popolare esprime con frasi del genere:
"Si vedeva da piccolo che era nato per fare il musicista".
Oppure: "Era destino che diventasse un insegnante"
...Solo che non si tratta di destino ma di una chiamata di Dio!

Dopo la prima fase dell'ascolto e la seconda dell'esperienza "sociale" nei campi scuola, padre Puglisi offriva un percorso esistenziale alla ricerca della vera vocazione.
Infatti è fondamentale intanto trovarla (non sempre è chiaro nella nostra vita!) e - secondo punto - riuscire a realizzarla.

Ecco una sua riflessione:
"Il maggior bene che ciascuno di noi può fare al fratello è aiutarlo a scoprire e poi a seguire la sua vocazione. Cioè a comprendere qual è il progetto che Dio ha su di lui e a realizzarlo".
E, nel caso particolare della vocazione sacerdotale, padre Puglisi era pronto a essere di sostegno per un percorso di discernimento.
Sono numerosi infatti i preti, i religiosi e le religiose che hanno abbracciato la vita consacrata grazie al suo aiuto.
Il cammino è però lungo e dura per tutta l'esistenza:
"Nessuno di noi si può presentare come la perfetta realizzazione del progetto di Dio. Bisogna con umiltà accettare l'idea che il progetto su di noi ci sovrasta sempre ed è sempre avanti. Ci realizziamo seguendo questo progetto ma non lo raggiungiamo mai. E quindi il cammino è sempre evolutivo. Non siamo mai seduti, già arrivati al capolinea. Dobbiamo avere umiltà, coscienza di avere accolto l'invito. Presentare quanto abbiamo fatto e dire: Signore, era questo il progetto; io non ci sono riuscito in pieno, però ho tentato!".

In un altro intervento padre Puglisi portava un esempio illuminante:
"Tutti quanti siamo come l'unico volto del Cristo. Pensiamo al mosaico di Gesù che si vede nel Duomo di Monreale. Ciascuno di noi è come una tessera di questo grande mosaico. Tutti quanti dobbiamo capire qual è il nostro posto.
E dobbiamo anche aiutare gli altri a capire qual è il proprio perchè si formi l'unico volto del Cristo, splendente della sua gloria
".

E per concludere ecco uno splendido articolo su padre Puglisi del grande vaticanista del Corriere della Sera, Luigi Accattoli, che mi fa l'onore di citare il mio libro
Leggi l'articolo 

Post n.9 pubblicato su FB Lunedì 9 settembre. Il perdono

Inizia la settimana che ci porta a domenica 15 e al ventennale del sacrificio di padre Puglisi. Dopo avere esaminato il suo metodo in tre tappe nei post di venerdì, sabato e domenica, oggi esamineremo uno dei principali "fili rossi" del suo insegnamento, che si ritrova da Godrano a Brancaccio: il perdono.

A Godrano, paese in cui 3P lavorò negli anni Settanta, le famiglie erano lacerate da una faida che aveva provocato diversi omicidi.
Il nuovo parroco tentò di scardinare i muri di ostilità con l'esperienza dei cenacoli (in collaborazione con il movimento Presenza del Vangelo e altri amici).
La riflessione di padre Pino iniziava dall'etimologia della parola: per-dono.
La particella "per" anteposta esprime un potenziamento del dono (in greco "uper", in latino "super").
E 3P per farsi capire aveva pronto un esempio:
"Avete presente il super-mercato?", chiedeva ai parrocchiani).
Quindi perdonare è un donare al massimo, senza limiti. E' l'uomo che ha ricevuto da Dio il dono massimo, la vita, e da Dio continua a ricevere perdono, misericordia.
Ecco una riflessione di 3P:
"Ciascuno di noi nei confronti di Dio ha quindi un debito insolvibile, nel senso che tutto quello che abbiamo viene da Lui.
Ecco, da questa consapevolezza procede la misericordia del cristiano, che deve essere rivolta a tutti. Specialmente verso chi non sembra meritarla
".

Ma il perdono cristiano non elimina il male commesso, non lo giustifica. Il vero perdono non annulla il male, ma lo riscatta con un dono gratuito.

A Godrano 3P invitava alla riconciliazione, non certo a cancellare le responsabilità di anni e anni di violenze. Perdonare è rinunciare alla vendetta, a farsi giustizia da sè. Lanciare un messaggio di amore e invitare alla conversione. Come Cristo sulla croce che chiede: Padre, perdonali".

Nei cenacoli la concezione del perdono veniva così ricondotta da 3P a una dimensione esistenziale: si tratta infatti di un aspetto del problema del male. Non ci sarebbe esigenza di perdono se non ci fosse il male, il peccato.
E visto che il male investe la vita di tutti, tutti dovremo, prima o poi, fare i conti col perdono.
A Godrano padre Puglisi visse personalmente un esempio di quanto detto:
una signora non riusciva a perdonare la famiglia di coloro che le avevano ucciso il figlio. E aveva confidato il suo tormento al giovane sacerdote.
Un giorno, la madre dell'assassino scivola e si ferisce proprio davanti alla sua porta di casa. Lei la soccorre, la cura, la fa entrare e si riconcilia con se stessa e con quella famiglia.
Riflessione di 3P:
"La donna che aveva perdonato si sollevò così dal tormento del rancore. La donna perdonata invece era stata restituita alla sua dignità dal gesto d'amore. Amore significa innanzitutto saper perdonare e comprendere gli errori degli altri. Colui che vuole costruire la pace deve cercare di fare in modo che ovunque ci sia lo stimolo della riconciliazione e del perdono".

Nel link qui sotto una intervista su 3P sulla rivista on line "Stampa critica".
Leggi l'articolo 

Post n.10 pubblicato su FB Martedì 10 settembre - Vangelo e Cristo

Il post di oggi (martedì) collega quanto scritto ieri sul perdono alla fonte d'ispirazione principale di padre Puglisi: come avrete capito è il Vangelo e quindi Cristo stesso.

Per i volontari della parrocchia e per i giovani sacerdoti che gli chiedevano consiglio, 3P aveva pronta una risposta semplice. Ecco il metodo da adottare:
"Dovete far vedere di essere innamorati di Gesù e la gente vi verrà dietro, altrimenti non vi staranno a sentire".

Tra i suoi campi scuola, tra le sue relazioni, la più bella è quella dedicata appunto a Cristo.
Così descrive padre Puglisi il particolare rapporto che si instaurava tra Gesù e i giovani:
"Sembra che i giovani affascinassero Gesù. In essi trovava senza dubbio l'eterna giovinezza di Dio. Apprezza i loro ideali, il loro desiderio di novità, la mancanza di egoismo, l'ampiezza di orizzonti, l'entusiasmo che li spinge verso il futuro".

Ed ecco come 3P parlava di Gesù e del perdono, un insegnamento che aveva fatto suo:
"Gesù ama tutte le persone che incontra, fosse anche il suo peggior nemico. Infatti una delle sue ultime parole è stato il perdono per quelli che lo avevano inchiodato sulla croce. Era un individuo di una tenerezza umana fuori dal comune, con un cuore compassionevole e indulgente di fronte alla debolezza umana, pronto a perdonare tutto".

Un teologo che ha studiato il pensiero di padre Puglisi ha scritto che la sua ispirazione era "cristocentrica".
Ecco un'altra delle sue riflessioni:
"Gesù ci ama. L'amore profondo in lui c'è sempre, nonostante il rifiuto e l'incomprensione, l'incapacità di alcuni di mettersi nell'ottica cristiana. Gesù, perciò, propone, non impone. Lascia liberi, liberi di sbagliare, di seguire una propria scelta. Ma ama, ama lo stesso..."

Per gli amici che stanno a Roma e dintorni una occasione per commemorare padre Puglisi è data dalla comunità di Sant'Egidio che nella basilica di San Bartolomeo (isola Tiberina) ha raccolto reliquie dei martiri dei nostri tempi.
La stola di 3P è stata donata in suo ricordo alcuni mesi fa.
Ecco alcune immagini della cerimonia in questo video.
Vedi il filmato 

Post n.11 pubblicato su FB Mercoledi 11 Settembre. Ridare ai poveri la loro dignità

Si avvicina il 15 settembre!
Con il post di oggi, mercoledì, ci occupiamo di uno degli aspetti meno conosciuti dell'attività sacerdotale di padre Puglisi: la sua esperienza allo Scaricatore negli anni Settanta.
Si tratta di un fazzoletto di terra a destra di via Tiro a Segno, la strada che collega corso dei Mille con piazza Sant'Erasmo. Ancora oggi un muro nasconde questa spianata, vicina al letto del fiume Oreto, che in quegli anni ospitava una bidonville.
Tante casette di una sola stanza, con i muri di pietre rabberciate, tenuti insieme da assi di legno e lamiere.
Negli anni Settanta, padre Puglisi si trovò a portare la parola di Cristo in questi tuguri, tra gli ultimi della città. In collaborazione con le assistenti sociali missionarie e gruppi di giovani volontari, 3P condusse una serie di battaglie per questo rione.
Esistono i verbali delle riunioni in cui i ragazzi esprimono tutta la voglia di cambiamento degli anni Settanta, la spinta verso gli emarginati ispirata dal Concilio Vaticano II e la voglia di riscatto contro le diseguaglianze sociali.
Una frase di padre Puglisi riportata in uno dei verbali:
"Per i cristiani è necessaria una vera e profonda cultura religiosa. Infatti essa è indispensabile per noi che siamo chiamati a continuare l'opera di Gesù, liberando noi e gli altri dal Male che è odio, sopraffazione, ingiustizia...
L'opera dei volontari consiste allora nel ridare ai poveri la loro dignità, solo così potranno liberarsi dal male
".

Ed ecco che anche le battaglie civili di Brancaccio si collegano a questa passione (già forte negli anni giovanili) di 3P per il riscatto degli emarginati: l'obiettivo è "ridare dignità ai poveri".
Evangelizzazione e promozione umana sono inscindibili nella vita di padre Puglisi, tanto da poter dire che quella "e" da congiunzione diventa "è", voce del verbo essere:
il Vangelo si incarna nei volti dei poveri per ridare loro la dignità di uomini.
Come dice Papa Bergoglio, nella sofferenza degli ultimi si tocca con mano la carne di Cristo.
La battaglia dello Scaricatore durò anni, con l'aiuto anche di un comitato civico degli abitanti. Ci furono sit-in e blocchi stradali. Tra il '75 e il '76 si ottennero le case popolari nel rione Medaglie d'Oro. Le ruspe buttarono giù le catapecchie e si costruì quell'alto muro, parallelo a via Tiro a Segno, che ancora oggi nasconde la palude che fu la casa dei disperati di Palermo.

Qui sotto il link a un'intervista a Tgs
Vedi il filmato 

Post n.12 pubblicato su FB Giovedi 12 Settembre. Le inchieste sul delitto Puglisi

Il post di oggi (giovedì) è dedicato alle inchieste sul delitto, avvenuto il 15 settembre del 1993 a piazzale Anita Garibaldi, dove domenica prossima alle 18 il cardinale Paolo Romeo celebrerà la messa per il ventennale.
Per l'omicidio di padre Puglisi sono stati istruiti a Palermo due processi già arrivati da anni alla sentenza definitiva della Corte di Cassazione.

Come mandanti sono stati condannati all'ergastolo i boss di Brancaccio dell'epoca, i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano.
Come esecutori il carcere a vita è stato inflitto a Gaspare Spatuzza, Nino Mangano, Cosimo Lo Nigro, Luigi Giacalone, tutti detenuti.
L'uomo che ha sparato a don Puglisi, Salvatore Grigoli, ha deciso di collaborare con la giustizia dopo l'arresto.
Con gli sconti di pena, ha avuto una condanna a 18 anni. Nel luglio del 2004 ha ottenuto gli arresti domiciliari. Attualmente vive in una località segreta con la famiglia.

Nel 2009 anche Gaspare Spatuzza ha iniziato a collaborare con i magistrati. Entrambi hanno riferito nelle aule di giustizia che quell'unico incontro sotto casa, quell'ultimo sorriso che padre Puglisi rivolse loro e la sua frase "Me l'aspettavo" ha causato nel loro animo una vera conversione spirituale.
Di recente il presidente del Senato Pietro Grasso (che come procuratore antimafia raccolse per primo le confessioni di Spatuzza) ha avvalorato queste deposizioni e questi "pentimenti" ritenendoli sinceri.
Penso che la questione sia un problema tra la coscienza di Grigoli e Spatuzza e Dio stesso.
Noi possiamo solo pregare per questi fratelli.
Ma di una cosa sono certo: considerato quanto abbiamo detto sul perdono (in un post precedente), la prima preghiera di padre Puglisi giunto in cielo sarà stata sicuramente per i suoi assassini.

Nelle motivazioni della sentenza della seconda sezione della Corte d'Assise di Palermo (presidente Vincenzo Oliveri, giudice a latere estensore Mirella Agliastro) si riassume così - tenendo conto del contributo di pm, testimoni e collaboratori - il movente del delitto e lo scenario di Brancaccio (il documento è depositato in cancelleria in data 19 giugno 1998):
"Emerge la figura di un prete che infaticabilmente operava sul territorio, fuori dall'ombra del campanile...
L'opera di don Puglisi aveva finito per rappresentare una insidia e una spina nel fianco del gruppo criminale emergente che dominava il territorio, perché costituiva un elemento di sovversione nel contesto dell'ordine mafioso, conservatore, opprimente che era stato imposto nella zona, contro cui il prete mostrava di essere uno dei piu' tenaci e indomiti oppositori.
Don Pino Puglisi aveva scelto non solo di "ricostruire" il sentimento religioso e spirituale dei suoi fedeli, ma anche di schierarsi, concretamente, senza veli di ambiguità e complici silenzi, dalla parte di deboli ed emarginati, di appoggiare senza riserve i progetti di riscatto provenienti da cittadini onesti, che coglievano alla radice l'ingiustizia della propria emarginazione e intendevano cambiare il volto del quartiere, desiderosi di renderlo piu' accettabile, accogliente e vivibile
".

Ed ecco il link a una intervista a Mirella Agliastro, il magistrato estensore delle motivazioni di questa sentenza.
Leggi l'articolo 

Post n.13 pubblicato su FB Venerdi 13 Settembre. La causa di beatificazione

Oggi (venerdì) il post quotidiano su padre Puglisi è dedicato alla storia della causa di beatificazione, che si è conclusa il 25 maggio scorso con la grande festa al Foro Italico di Palermo davanti a 80 mila persone.

La causa per il riconoscimento del martirio di don Giuseppe Puglisi è stata iniziata a livello diocesano nel 1998, a cinque anni dal delitto (il minimo previsto), per volere del cardinale Salvatore De Giorgi, allora arcivescovo di Palermo.
Il 15 settembre 1999 si insedia il Tribunale ecclesiastico.
I componenti del Tribunale sono:
don Giorgio Scimeca (delegato arcivescovile), mons. Domenico Mogavero (postulatore), don Vincenzo Talluto (promotore di giustizia), Agostina Ajello (notaio).

I componenti della Commissione diocesana per l'istruttoria preliminare sono:
mons. Salvatore Di Cristina, don Francesco Michele Stabile, mons. Francesco Pizzo, don Francesco Conigliaro, don Mario Golesano, mons. Carmelo Cuttitta, don Giorgio Scimeca, Agostina Ajello e Francesco Deliziosi.

La raccolta di documenti e testimonianze si è conclusa il 6 maggio 2001 e l'incartamento è poi passato all'esame della Congregazione per le cause dei Santi in Vaticano.

Ha redatto interamente la Positio, presentata in Vaticano nel 2006 per la discussione dei teologi della Congregazione, don Mario Torcivia, che così scrive in uno suo recente studio:
"Don Pino non è stato ucciso solo per l'amore per Cristo, la testimonianza presbiterale resa nella parrocchia di Brancaccio, lo stretto legame instaurato tra evangelizzazione e promozione umana, l'affermazione della radicalità dei valori evangelici e della coerenza tra annuncio evangelico e testimonianza di vita, la donazione totale della vita per il Signore e i fratelli, l'impegno di educatore delle coscienze, specie quelle delle giovani generazioni, la franchezza nel dire la verità, l'attività di promozione sociale, la "provocazione" allo stile malavitoso del quartiere Brancaccio, il deciso impegno per la dignità e la promozione dell'uomo, ma è stato ucciso dall'organizzazione criminale mafiosa "in odium fidei" anche per due motivi alti:
Primo perché, uccidendo don Puglisi, la mafia ha voluto colpire l'intera Chiesa italiana.
Secondo, motivo più profondo, perché la mafia in quanto forma di ateismo pratico, nonostante la parvenza religiosa, è e si mostra avversa alla fede cristiana.
"

Nel 2010 è stato nominato dal cardinale Paolo Romeo il nuovo postulatore, mons. Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro e agrigentino d'origine, che ha prodotto nuove testimonianze e documenti per rispondere alle richieste di approfondimento.
Ho avuto l'onore di collaborare in queste ricerche e mi è stata richiesta una testimonianza scritta.
A giugno del 2012 la Congregazione ha dato l'assenso finale alla promulgazione del decreto per il riconoscimento del martirio di don Puglisi.
Il 25 maggio 2013 la beatificazione a Palermo.

In questo link un servizio radiofonico degli amici agrigentini di Radio Concordia che hanno intervistato me e il postulatore, mons. Vincenzo Bertolone
Ascolta la trasmissione 

Post n.14 pubblicato su FB Sabato 14 Settembre. Il valore di un martirio

Siamo alla vigilia del ventennale dell'omicidio di padre Puglisi: il post di oggi si collega a quello di ieri nell'approfondimento della causa di beatificazione che si è conclusa il 25 maggio scorso con la grande festa al Foro Italico.

Quali approfondimenti sono stati necessari per soddisfare le richieste della Congregazione per le cause dei Santi?
Il secondo postulatore, mons. Vincenzo Bertolone (nominato dal cardinale Romeo nell'agosto 2010) ha aggiunto ai documenti precedenti diversi studi inediti (Andrea Riccardi, Giuseppe Savagnone, Cosimo Scordato, Ulderico Parente);
nuove testimonianze (Francesco Michele Stabile, Cosimo Scordato, Maurizio Francoforte e chi scrive).
Inoltre sono state realizzate inedite ricerche (alle quali ho collaborato) sulle attività pastorali di padre Puglisi a Brancaccio (ad esempio le Missioni Popolari) e sono state approfondite e analizzate più compiutamente diverse rivelazioni dei collaboratori di giustizia sul delitto.

Semplificando, sono state decisive le analisi su due questioni:
la (presunta) religiosità dei mafiosi e le motivazioni dell'omicidio, cioè era necessario dimostrare che il movente del delitto è stato l'odium fidei, l'odio per la fede di padre Puglisi.

Per la prima parte, in base a studi storici e numerosi documenti, la Postulazione ha dimostrato come i mafiosi si ammantino di una finta religiosità.
In realtà usurpano riti e formule del cristianesimo per mettere il Padrino al posto del Padre.
Il loro rito di affiliazione (la "punciuta") è una sorta di nuovo battesimo con cui il mafioso entra a far parte di una setta segreta e rinnega il battesimo cristiano.
I mafiosi sono quindi i rappresentanti di "un'altra religione" e sono equiparabili ai persecutori dei cristiani di tutte le epoche, dai servi dell'Imperatore di Roma ai nazisti.

Per la seconda questione (la dimostrazione dell'odium fidei) le difficoltà dipendevano dal fatto che i due assassini (Salvatore Grigoli e Gaspare Spatuzza) non erano a conoscenza del movente.
Eseguono solo un ordine superiore. Hanno parlato più volte dell'agguato e degli ultimi istanti di vita del sacerdote ma senza spiegare altro.
I mandanti (Giuseppe e Filippo Graviano) sono invece tra gli irriducibili e mai hanno parlato del delitto se non per negare di essere coinvolti.

L'intuizione della Postulazione è stata di ricercare e approfondire altre dichiarazioni, rese nei processi penali, di collaboratori di giustizia che ricostruiscono diversi retroscena.
Qui emerge davvero l'odium fidei: il delitto è deciso non perché Padre Puglisi minaccia interessi economici del clan o per una vendetta privata o per una storia di quartiere.
L'omicidio è ordinato dal massimo vertice di Cosa Nostra perchè il sacerdote
"predica tutta 'arnata (tutto il giorno)... Prende i ragazzi e gli dice di non mettersi con i mafiosi"
(parole di Leoluca Bagarella, all'epoca numero uno della mafia palermitana).

Ecco una riflessione di mons. Bertolone:
"Fu odio alla fede? Senz'altro, perché l'avversione fu rivolta contro la forza che muoveva il parroco.
Essi vollero colpire don Giuseppe Puglisi perché sacerdote, il quale - attraverso l'ordinazione sacerdotale - era l'alter Christus e testimoniava con la sua vita la verità della fede
".

Qui sotto un mio articolo che approfondisce questi temi alla base della Causa e come si è arrivati a soddisfare le richieste della Congregazione
Leggi l'articolo 

Post n.15 pubblicato su FB Domenica 15 Settembre. Ecco la voce di Padre Puglisi: e se ognuno fa qualcosa...

Il giorno in cui l'ammazzarono, venti anni fa, padre Puglisi aveva lavorato molto.
Un incontro al Comune per chiedere per l'ennesima volta la creazione di una scuola media, due matrimoni, un momento di confronto con le coppie di Brancaccio che dovevano battezzare i figli.
Di sera lo aspettavano sotto casa. Pensavano di sconfiggerlo, ha detto Papa Francesco, "ma è lui che ha vinto!".

E oggi con questo post si conclude la serie di riflessioni quotidiane che ci ha accompagnato dal primo settembre.
Trovate qui un brano della registrazione (un file mp3 ottenuto dall'audiocassetta originale dell'epoca, purtroppo con molti rumori di sottofondo) in cui padre Puglisi pronuncia quella che è diventata la sua frase più famosa:
"E se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto".

Ringrazio innanzitutto Francesca che ha fornito la copia dell'audiocassetta, i volontari del centro dedicato a Puglisi in via Bonello che hanno reso possibile riversare dai nastri al digitale e Agostina Ajello che custodisce la memoria e l'archivio di 3P.
Aggiungo che l'audio è tratto dall'intervento di padre Pino all'incontro "Chiesa e mafia: la cultura del servizio e dell'amore contro la cultura del malaffare", tenutosi al Centro Padre Nostro, in collaborazione con la Fuci, il 18 febbraio del 1993 (quindi appena sette mesi prima dell'omicidio).
Padre Puglisi fa dell'incontro l'occasione per spiegare la sue motivazioni:
"Le nostre iniziative devono essere un segno ma non dobbiamo illuderci di poter cambiare il quartiere.
Questa è un'illusione che non possiamo permetterci
".

Eppure questa consapevolezza non porta allo scoraggiamento:
c'è chi diceva che a Brancaccio è inutile fare qualunque cosa perché tanto non cambierà mai niente.
E padre Puglisi rispose con la sua frase: "Dato che non c'è niente, noi vogliamo rimboccarci le maniche e costruire qualche cosa... E se ognuno fa qualche cosa, allora si può fare molto".
Ascolta la registrazione 

 
www.padrepinopuglisi.it Sito Ufficiale su Padre Pino Puglisi della Arcidiocesi di Palermo
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